Diffusione e dinamica di COVID-19 in Italia: gli effetti delle prime misure di contenimento dell’emergenza

È apparso sull’ultimo numero di PNAS uno studio svolto dai nostri soci Marino Gatto, Lorenzo Mari e Renato Casagrandi (Politecnico di Milano), in collaborazione con ricercatori italiani delle Università di Venezia (Enrico Bertuzzo), del Politecnico di Milano (Stefano Miccoli), di EAWAG (Luca Carraro) e dell’Università di Padova & EPFL (Andrea Rinaldo).

Dall’inizio dell’epidemia al 25 marzo scorso, le restrizioni alla mobilità decise dal governo italiano hanno evitato il ricovero ospedaliero di almeno 200.000 persone e ridotto progressivamente la capacità di contagio del 45%.

I ricercatori hanno realizzato il primo modello di contagio per l’Italia che tiene conto sia dell’evoluzione temporale dell’infezione nelle popolazioni locali che della loro distribuzione geografica, integrando gli spostamenti degli individui per raggiungere il luogo di lavoro, con una risoluzione a livello provinciale. La mappa dei contagi risultante è stata poi confrontata con l’andamento reale dell’epidemia, riscontrando un’elevata accuratezza del modello matematico, che potrà quindi essere impiegato nello studio dei prossimi provvedimenti.

Marino Gatto, Enrico Bertuzzo, Lorenzo Mari, Stefano Miccoli, Luca Carraro, Renato Casagrandi, Andrea Rinaldo (2020) Spread and dynamics of the COVID-19 epidemic in Italy: effects of emergency containment measures. PNAS, https://doi.org/10.1073/pnas.2004978117

Un obiettivo in rapida evoluzione: conservare l’ambiente marino con strategie adattative al cambiamento climatico

Nell’Antropocene, gli ecosistemi marini si stanno rapidamente spostando verso nuovi stati ecologici. I cambiamenti operanti sia a livello climatico globale che nelle politiche marine impongono una evoluzione costante delle strategie di conservazione dela biodiversità marina. Un gruppo internazionale di ricercatori, tra i quali diversi soci SItE (Simonetta Fraschetti, Fabio Badalamenti, Lisandro Benedetti-Cecchi e Roberto Danovaro), hanno esaminato i programmi degli Stati membri dell’UE per l’attuazione delle politiche ambientali marine e hanno scoperto che il cambiamento climatico è raramente considerato sul piano operativo. Nel loro articolo apparso di recente sulla rivista Ecological Applications indicano con chiarezza come la gestione adattativa sia la via da seguire, soprattutto alla luce della spinta verso la cosiddetta crescita blu (Blue Growth)

Rilov et al. (2019) A fast‐moving target: achieving marine conservation goals under shifting climate and policies. Ecological Applications, DOI: 10.1002/eap.2009

Nautica da diporto e specie aliene marine nel Mediterraneo

Le imbarcazioni da diporto (yacht e barche a vela) che si spostano nelle acque Mare Mediterraneo portano con sé numerose specie aliene, favorendone la dispersione: lo rivela uno studio pubblicato di recente sul Journal of Applied Ecology.  Il lavoro, condotto dalle nostre socie Anna Occhipinti-Ambrogi e Agnese Marchini del gruppo di ricerca di Ecologia dell’Università di Pavia, riporta i risultati di una indagine a larga scala, condotta su circa 600 imbarcazioni private attraccate in 25 marine turistiche di tutto il Mediterraneo, dalla Francia alla Turchia.
Quello che ne è emerso è un quadro davvero sorprendente, nonché preoccupante: oltre il 70% delle imbarcazioni da diporto ha sulla propria chiglia almeno una specie aliena (fino a 11 specie su una sola barca). Briozoi, tunicati, crostacei e anellidi di origine lontana si trovano anche su barche sottoposte di recente a operazioni routinarie di pulizia. I diportisti Mediterranei mostrano inoltre una considerevole attività, con una media annua di 67 giorni di viaggio e 7,5 marine turistiche visitate. Questi risultati indicano chiaramente che la navigazione da diporto rappresenta un vettore di dispersione di specie aliene marine che non può più essere trascurato e per il quale occorre ideare strategie di gestione specifiche.

Ulman et al. (2019) Alien species spreading via biofouling on recreational vessels in the Mediterranean Sea. Journal of Applied Ecology, DOI: 10.1111/1365-2664.13502

Monitoraggio e mitigazione degli effetti di inquinamento da plastica nel mar Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è una delle aree del mondo maggiormente impattate dai rifiuti marini. Gli effetti pericolosi dell’inquinamento da plastica nel Mediterraneo sono stati oggetto di una sessione speciale del 28esimo Congresso annuale della Society of Environmental Toxicology and Chemistry (SETAC), svoltosi a Roma nel maggio 2018.

In un articolo in uscita per la rivista Ocean & Coastal Management, la nostra socia Cristina Fossi e collaboratori passano in rassegna gli impegni portati avanti da diversi attori su molti livelli al fine di affrontare concretamente il problema. Il lavoro evidenzia la necessità urgente di colmare il divario tra scienza e politica, in coordinamento anche con le azioni promosse da ONG e cittadinanza attiva.

Fossi et al. (2019) Assessing and mitigating the harmful effects of plastic pollution: the collective multi-stakeholder driven Euro-Mediterranean response. Ocean & Coastal Management, in press