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S2.13 - L'uso della 'taxon surrogacy' per la selezione delle aree protette: garanzie per la conservazione o pura utopia?

Chiarucci Alessandro (1)*

(1) Dipart. di Scienze Ambientali 'G.Sarfatti', Università degli Studi di Siena, Via Mattioli 4, 53100 Siena, Italia
* chiarucci@unisi.it

Nei paesi industrializzati, superfici sempre crescenti sono definitivamente trasformate per usi produttivi, diventando inospitali per molte specie. Le aree protette rappresentano, quindi, l'unica forma possibile per la conservazione di queste specie. Grazie alle moderne tecniche di analisi si stanno sviluppando metodologie di pianificazione delle aree protette che permettono di massimizzazare il numero di specie incluse, a parità di superficie o di numero di aree protette. Sono stati sviluppati metodi per individuare il miglior disegno di reti di aree protette con l'analisi di dati distributivi di alcuni gruppi tassonomici chiave, quali i vertebrati o le piante vascolari, con l'assunto che questi riflettano la distribuzione anche di altri organismi. In questo lavoro si analizza come l'utilizzo dei dati di piante vascolari, facilmente disponibili per molti territori, influisca sulla selezione di una rete di aree protette anche per altri gruppi tassonomici, quali funghi e briofite (meno conosciuti dal punto di vista distributivo rispetto alle piante vascolari). I risultati, pur nei loro limiti, mostrano come sia pericoloso pianificare il disegno di una rete di aree protette sulla base di un solo gruppo tassonomico, nonostante la concordanza dei principali gradienti di variazione nella composizione specifica. Questo risultato viene discusso in virtù di certe caratteristiche della diversità, quali la rarità di gran parte delle specie e del 'comportamento' delle specie rare.


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